“Al centro c’è sempre la persona”. Alessandro Quarta, il nuovo Direttore generale di Unicas, si presenta

Un’esperienza ultradecennale negli atenei italiani, una laurea in Giurisprudenza e una passione per i classici greci e latini. Il Dg appena insediato racconta la sua visione sul futuro dell’Ateneo tra inclusione, formazione e senso di appartenenza

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Alessandro Quarta dallo scorso 8 aprile è il nuovo Direttore generale dell’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna e in Scienze dell’Amministrazione all’Università di Bari “Aldo Moro”, ha costruito nel tempo una solida esperienza nella gestione amministrativa universitaria, maturata in diversi atenei. Il suo profilo (vedi la biografia completa) unisce competenza tecnica e rigore giuridico a una spiccata attitudine all’ascolto e alla valorizzazione delle risorse umane, tratti che definiscono un approccio alla Pubblica Amministrazione tanto professionale quanto orientato alle persone.

L’abbiamo intervistato per conoscere la sua visione sull’Ateneo e le priorità che intende affrontare.

Direttore, a pochi giorni dal suo insediamento, come sta affrontando questo debutto? Cosa significa per lei questa nuova sfida e quale valore aggiunto sente di poter portare a questa università?

Sicuramente è una sfida. Arrivare in un ateneo è sempre una sfida, ma lo è ancora di più in quelli apparentemente piccoli. Spesso si pensa che un ateneo con dimensioni più contenute presenti meno criticità, ma in realtà è una sorta di Davide che combatte contro Golia. Deve compiere sforzi più importanti per darsi un’identità e tenere insieme le persone.

La differenza rispetto agli atenei più grandi, quindi con maggior numero di studenti, di personale e di dirigenti, risiede essenzialmente nell’esistenza di un filtro di mediazione che in qualche maniera può manifestarsi attraverso mille sfumature. In una realtà più piccola, come lo è quella di Cassino, il Direttore Generale diventa parte integrante di un sistema che va visto nel suo insieme. Io nasco come dipendente pubblico nel ’94. Ho dunque fatto la mia “gavetta”, partendo dall’ex sesta qualifica funzionale. La mia visione è chiara: un Direttore deve vivere il cuore pulsante della struttura, perché solo abitandone le dinamiche interne può guidarla con consapevolezza. Luniversitas è una sinergia di persone, un meccanismo in cui ogni componente deve operare in armonia. Punto a un modello inclusivo, in cui “recuperare tutti” significa non lasciare indietro nessuno: ognuno deve sentirsi protagonista del progetto collettivo. Come ci insegna Maslow, la realizzazione di ciascuno passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento dell’altro. Considero il complimento e la critica costruttiva come i due binari su cui far correre il senso di appartenenza e lo sviluppo del nostro Ateneo. Dobbiamo riscoprire il valore di un “bravo” sincero, così come la franchezza di un “potevamo fare di meglio”: sono entrambi atti di stima necessari per non lasciare indietro nessuno e crescere insieme.

Nella mia carriera ho attraversato tutti i ‘gangli’ delle amministrazioni: dal Provveditorato alle Opere Pubbliche fino all’Università del Salento, dove ho gestito l’ufficio legale, gli appalti, la ricerca e il fundraising. All’Università di Bari mi sono occupato di appalti, offerta formativa e servizi agli studenti, di affari istituzionali. Questa trasversalità mi ha insegnato che al centro c’è sempre la persona. Questa è la chiave di tutto: solo attraverso la sinergia umana si possono raggiungere i traguardi più ambiziosi.

Il bilancio di queste prime due settimane è senz’altro positivo. Ho trovato un ambiente ospitale che mi ha permesso di sentirmi subito parte della comunità, un atteggiamento di apertura che io stesso mi impegno a ricambiare ogni giorno. Certo, non è tutto “rose e fiori”: ci sono processi da rivedere e situazioni migliorabili, ma la sfida è entusiasmante proprio perché coinvolge le persone. All’inizio ci si “annusa”, ci si chiede quale sia l’idea di amministrazione del nuovo DG. Io non demonizzo il passato, ma porto la mia idea, coordinata con quella del Rettore e della governance, nella logica di percorrere insieme lo stesso cammino.

Ha già intravisto delle criticità su cui poter lavorare?

Sì. Si può certamente lavorare meglio sulla valorizzazione delle persone, sulla ridefinizione dei processi e sulla semplificazione delle attività. Punto molto sulla formazione, ma intesa come formazione attiva, fatta in aula e basata sul confronto, non sul mero utilizzo di dati.

Sono formatore dal ’98 e ho sempre percepito la formazione come uno scambio di esperienze e di arricchimento reciproco. Se quella telematica può andare bene per delle “pillole” generali, non può sostituire la “formazione arricchente”, quella in cui ci si guarda negli occhi e ci si chiede: “nella mia realtà sto facendo bene?”.

Ho gestito a volte platee oceaniche, ma il segreto è sempre quello di chiamare le persone per nome. Un ateneo più piccolo e meno blasonato ha una dimensione umana che lo rende simile a una famiglia: ci possono essere attriti, ma è un contesto più autentico e stimolante. E questo vale per tutti: sindacati, personale tecnico-amministrativo e docenti; lo “steccato” tra docenti e amministrativi non ha ragione d’essere: siamo parte di un unico sistema che si contamina a vicenda per realizzare gli obiettivi.

Lei ha anche un’attività social molto importante, che seguiamo con attenzione. Quale messaggio vuole portare in questo mare magnum digitale dove l’etica è spesso messa alla prova.

Vedo i social come uno strumento per condividere la bellezza e abitare la complessità. Oggi la contrapposizione tra le persone sembra essere diventata una cifra stilistica, e questo non va bene. Uso prevalentemente Facebook perché consente di narrare di più. Mi piace raccontare la società attraverso le persone, anche partendo da una colazione o da una cena in solitudine, per rappresentare i pensieri in modo chiaro. E questo non vuole essere soltanto un messaggio di ottimismo, ma anche la volontà di trovare spazi in cui poterci contaminare di bellezza in una realtà complessa.

L’attività social è anche supportata da un know-how umanistico notevole. Lei ha indicato nel suo profilo la volontà di rimettersi in gioco iscrivendosi a Lettere Classiche.

La letteratura greca e latina e l’arte sono il mio know-how; mi hanno permesso di vedere il diritto in modo diverso. La contrattualistica pubblica, che rappresenta il mio core business, attraverso la cultura umanistica perde la sua aridità. La nostra Costituzione è un esempio eccelso di “norma scritta bene”, dove il diritto al lavoro e alla persona sono centrali. Narrare sui social, quindi, significa recuperare l’autenticità senza vedere l’altro come un nemico. Si entra sempre in punta di piedi, bussando.

La parola d’ordine è il rispetto, indipendentemente da dove abitiamo.

Roberta Vinciguerra

Responsabile comunicazione digitale Unicas

Filosofa di formazione, comunicatrice pubblica (Legge 4/2013) ed esperta in comunicazione e informazione digitale (IDCert). In qualità di responsabile della comunicazione digitale Unicas, coordina le attività social di ateneo (Social Media Manager) e la Web/Radio TV, cercando di trasformare la complessità accademica in contenuti accessibili, anche attraverso la redazione di documenti strategici (Piano Comunicazione di Ateneo). Si occupa inoltre di comunicazione istituzionale e scientifica (European Researchers' Night, progetti PNRR). Referente per la comunicazione in seno al Comitato di Ateneo per lo Sviluppo Sostenibile, è componente del task Communication dell'Alleanza europea EUt+, per quanto riguarda la gestione dei social, e del Comitato Unico di Garanzia di Ateneo. Di rilievo le attività svolte a sostegno della comunicazione e della cultura di Genere. È nel direttivo della Fondazione Italia Digitale, dove coordina il Tavolo Università per promuovere una cultura digitale condivisa. Autrice di contributi in materia di comunicazione digitale, in qualità di relatrice, partecipa ad eventi e seminari sullo tesso tema

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