Il riconoscimento celebra uno dei maggiori studiosi europei di filologia classica, legato a filo doppio con l’Italia. Così il professore ripercorre il suo percorso accademico e le relazioni umane che l’hanno arricchito
Il più italiano dei tedeschi. Unicas conferisce il dottorato honoris causa a Bernhard Zimmermann

Due furono gli eventi decisivi per la mia al tempo ancor giovane vita accademica. Fresco di dottorato con un lavoro su Forma e tecnica drammatica delle commedie di Aristofane, in cui anche la metrica delle sezioni liriche aveva un ruolo importante, fui invitato subito – nel 1984, appena il libro fu pubblicato – a Urbino in occasione del convegno La musica in Grecia. Questo invito mi aprì le porte della filologia classica italiana. Presenti erano non solo i grandi della filologia italiana come Giuseppe Mastromarco, Luigi Enrico Rossi, Enzo Degani e Aurelio Privitera, ma numerosa era anche la presenza di filologi internazionali.
Porte che si aprono
In questa occasione, durante un aperitivo, Rossi mi prese da parte e mi raccomandò di imparare l’italiano, poiché gli ambiti della mia ricerca – la commedia e la metrica – erano apprezzati più in Italia che in Germania. Presi a cuore questa raccomandazione, imparai l’italiano … e seguì un secondo invito: questa volta a Siracusa, in occasione del convegno sulle forme e le strutture del dramma antico organizzato dall’INDA. Intervenni a proposito dell’Organizzazione interna della commedia aristofanea, e altre porte si aprirono. L’alto livello di internazionalità del convegno mi consentì di stringere contatti con altri colleghi e colleghe italiani, soprattutto con quelli più giovani.
In cammino fra le università europee
Gli inviti nelle università italiane continuarono e continuano ancora oggi. I contatti crebbero e non si interruppero nemmeno durante il mio percorso accademico attraverso le università svizzere e tedesche: dall’Università di Costanza, dove ho conseguito il dottorato e l’abilitazione, passai nel 1990 all’Università di Zurigo e con una cattedra di professore ospite all’Università di Basilea. Dal 1992 al 1997 fui quindi professore ordinario presso l’Università Heinrich Heine di Düsseldorf, e dal 1997 fino al mio pensionamento nel 2024 ordinario presso l’Università Albert Ludwig di Friburgo.
Promuovere le nuove generazioni
È stato per me molto importante in tutti questi anni, e soprattutto durante il periodo a Friburgo, promuovere le nuove generazioni di studiosi a diversi livelli: attraverso la supervisione di tesi di dottorato, ma soprattutto facilitando i contatti internazionali per studenti e dottorandi. Di questa opportunità hanno approfittato soprattutto i giovani provenienti dall’Italia. La biblioteca del Seminario di Filologia Classica è diventata, per così dire, una colonia italiana a Friburgo.
Un progetto condiviso nel tempo
Un colpo di fortuna è stato quello di essere riuscito ad ottenere nel 2011 dall’Unione delle Accademie Tedesche il finanziamento per un progetto a lungo termine: il Commento ai frammenti della commedia greca che giungerà al termine nel 2026. Per questo progetto è stato possibile coinvolgere numerosi giovani filologi, anche in questo caso provenienti in gran numero dall’Italia. Grazie ai loro commenti, pubblicati nella collana Fragmenta Comica, molti di loro hanno potuto gettare le fondamenta della propria carriera scientifica, o hanno potuto farla avanzare. La collaborazione di tutti questi giovani non va però vista solo dal punto di vista strettamente professionale. Più importante mi sembra il fatto che si sia creato un contatto umano, che si sia sviluppata la comprensione per altri modi di pensare e di comportarsi, e che tra coloro che hanno collaborato a questo progetto siano nate delle amicizie.
Oltre la cooperazione
Un grande onore e una gioia ancora più grande è stato per me ricevere il titolo di Dottore honoris causa da due università italiane: dall’Università di Bari nel novembre 2024 e ora dall’Università di Cassino e del Lazio Meridionale. Francesco Paolo Bianchi mi descrive nell’introduzione delle mie Lezioni italiane (Palermo 2024, p. 7) come “Il più italiano dei tedeschi, il più tedesco degli italiani” – e posso confermare pienamente questa descrizione.
Considero ciò come un riconoscimento per il mio impegno decennale a favore della cooperazione italo-tedesca, dalla quale è nato qualcosa di più di una semplice cooperazione, ovvero una forma di vera e propria amicizia.
Docente di Filologia greca e latina








