“La sicurezza digitale? Un’opportunità per Unicas e il territorio”. Domenico Capriglione racconta il Cybersecurity Lab

Il progetto è stato presentato poche settimane fa. E rappresenta un supporto concreto per le imprese che intendono testare dispositivi connessi, rafforzare la competitività e sviluppare soluzioni affidabili per la mobilità e l’Internet of Things. Scopriamolo insieme al Responsabile scientifico

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In un contesto nel quale la sicurezza informatica è diventata un elemento cruciale per lo sviluppo delle tecnologie connesse, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale ha dato vita al V2X Cybersecurity Lab: un laboratorio dedicato all’analisi e alla verifica della sicurezza dei dispositivi digitali, con particolare attenzione al settore automotive e dell’Internet of things.

Nato dalla collaborazione con il Centro di Competenza Nazionale ad alta specializzazione sulla cyber security Cyber 4.0 e sostenuto dai programmi Pnrr e Most, il laboratorio si propone come un’infrastruttura strategica a supporto delle imprese e della ricerca, con ricadute dirette sul territorio. In questa intervista il professor Domenico Capriglione, professore di Misure elettriche ed elettroniche al Diei, dal 2021 responsabile scientifico del V2X-Cybersecurity Lab, ne ripercorre la genesi, le finalità e il potenziale impatto.

La presentazione del Cybersecurity Lab, lo scorso 28 aprile al Dipartimento di Ingegneria.
La presentazione del V2X Cybersecurity Lab, lo scorso 28 aprile nell’Aula magna del Dipartimento di Ingegneria. Al podio il Rettore, Marco Dell’Isola

Evidenziando il ruolo della sperimentazione e della collaborazione tra università e industria nello sviluppo di tecnologie sempre più sicure.

Professor Capriglione, quanto è stato impegnativo realizzare questo laboratorio, quale ruolo hanno avuto i finanziamenti Pnrr e i diversi attori coinvolti?

L’idea del progetto è nata circa un anno e mezzo fa, in collaborazione con il centro di competenza nazionale Cyber 4.0. Tra i suoi obiettivi c’era infatti il rafforzamento della cybersecurity nel settore automotive, un’esigenza particolarmente rilevante anche per il territorio in cui opera l’Università di Cassino, caratterizzato da una forte presenza industriale legata a questo ambito.

Da qui è partita la stesura di una proposta tecnica che è stata approvata e cofinanziata in modo significativo attraverso fondi Pnrr. Tuttavia, il progetto è il risultato di una sinergia più ampia: oltre al contributo del centro di competenza, l’Ateneo ha partecipato attivamente con il lavoro dei docenti, impegnati nello sviluppo delle procedure di misura, nell’analisi della documentazione tecnica e nella configurazione dei sistemi di testing. Un ulteriore supporto è arrivato anche dal progetto Pnrr Most, il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile, che ha contribuito al finanziamento di parte della strumentazione. Nel complesso, si tratta quindi di un’iniziativa nata dall’integrazione di più risorse e competenze.

Quale impatto vi aspettate da questo laboratorio sulle imprese?

Oggi la cybersecurity è un tema centrale e sempre più presente nel dibattito pubblico: ogni giorno emergono notizie su attacchi informatici, dalle truffe via messaggi alle violazioni dei sistemi digitali più complessi. Tuttavia, oltre alla consapevolezza generale, è fondamentale che le aziende sviluppino competenze operative. Questo significa, da un lato, progettare dispositivi riducendo al minimo le vulnerabilità e, dall’altro, verificare concretamente la sicurezza dei sistemi sviluppati. È proprio qui che entra in gioco un laboratorio come il nostro: non solo supporta le imprese nella fase di progettazione, ma consente anche di validare in modo sperimentale che le soluzioni adottate siano realmente sicure.

La crisi nel settore dell’automotive sta segnando profondamente anche il nostro territorio. Quale ruolo può avere il V2X Cybersecurity Lab in questo scenario?

Sebbene il laboratorio nasca con un focus sull’automotive, le sue applicazioni vanno ben oltre questo ambito. I veicoli connessi, infatti, sono sempre più assimilabili a reti di dispositivi interconnessi e le tecnologie sviluppate per la loro sicurezza sono applicabili a molti altri contesti, come quello più generale del Internet of Things (IoT).

La strumentazione disponibile consente, ad esempio, di testare dispositivi di uso quotidiano come smart TV, elettrodomestici intelligenti, dispositivi indossabili, sempre più diffusi e connessi in rete attraverso diversi sistemi come Bluetooth, WiFi, Ethernet, Web server eccetera. Questo rende il laboratorio trasversale e non dipendente esclusivamente dall’andamento del settore automotive.

Ma pensa che possa rappresentare anche un’opportunità per rilanciare il comparto dell’automobile?

Sì, può rappresentare un valore aggiunto significativo. Le aziende, anche quelle che operano in nicchie specifiche del settore, possono sviluppare prodotti testati e certificati dal punto di vista della sicurezza informatica. Questo elemento può tradursi in un vantaggio competitivo importante rispetto a prodotti non sottoposti a verifiche avanzate, contribuendo così a rafforzare la posizione delle imprese sul mercato.

E i giovani ricercatori quale ruolo svolgono all’interno del laboratorio?

In questo progetto specifico non abbiamo reclutato nuovi ricercatori direttamente con i fondi PNRR. Stiamo però lavorando con risorse già presenti, come i ricercatori coinvolti nel progetto MOST e i dottorandi.

Sono loro che, concretamente, portano avanti le attività di ricerca e sviluppo, dando un contributo fondamentale al funzionamento e alla crescita del laboratorio.

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