Trasformare il patrimonio di manoscritti conservati nella celebre Abbazia benedettina in una risorsa viva. E condividere la conoscenza attraverso un lavoro d’equipe che si basa su soluzioni digitali fortemente innovative. È la missione del laboratorio “Liber” e del progetto “MeMo”, radicati nel Dipartimento di Lettere e Filosofia di Unicas
Dalla pergamena alla rete. La memoria scritta di Montecassino fra passato e futuro

C’è un luogo dove i libri non si leggono soltanto: si toccano, si analizzano, si descrivono, si fotografano, si digitalizzano e continuano a produrre nuova conoscenza. È il Laboratorio LIBeR – Libro e Ricerca dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, Dipartimento di Lettere e Filosofia.
LIBeR è un laboratorio nel senso pieno del termine – con tanto di scanner planetari e attrezzature fotografiche all’avanguardia – ma, prima ancora, un cantiere permanente di ricerca, formazione, disseminazione e valorizzazione, in cui manoscritti medievali, libri a stampa antichi e documenti d’archivio vengono studiati e resi fruibili in tutte le loro dimensioni: materiale, grafica, artistica, musicale, tecnologica.

Trasformando così uno straordinario patrimonio storico in una risorsa viva per il futuro.
Dal laboratorio nasce il progetto MeMo
LIBeR è anche la cornice entro cui si è sviluppato MeMo – Memory of Montecassino, uno dei progetti italiani e internazionali più ambiziosi per la tutela, lo studio e la valorizzazione del patrimonio scritto medievale, innestato su decenni di ricerche cassinesi. MeMo è un progetto nato su iniziativa degli autori di questo contributo, che mostra concretamente cosa significhi oggi fare ricerca umanistica, unendo competenze interdisciplinari e rigore scientifico da un lato, infrastrutture tecnologiche avanzate e reti internazionali dall’altro, senza che un aspetto sia subordinato all’altro.

Montecassino, un patrimonio da riscoprire
Montecassino non è soltanto un luogo simbolico della storia religiosa europea. È stato per secoli uno dei grandi centri di produzione, conservazione e trasmissione della cultura scritta occidentale: qui si sono copiati e acquisiti manoscritti, custoditi testi antichi, prodotti documenti che hanno segnato in profondità la storia dei testi sacri e profani, della manifattura libraria, della storia politico-amministrativa e del pensiero europeo.
Una biblioteca digitale per la memoria benedettina
I numeri, prima di tutto: l’Abbazia conserva circa 1.200 manoscritti, quasi 1.900 frammenti provenienti da codici smembrati – le cosiddette Compactiones –, oltre 15.000 documenti medievali e quasi 250 incunaboli. Un patrimonio considerevole, ma per lungo tempo poco visibile e descritto solo in parte, fatta eccezione per gli studi sulla tradizione libraria locale in minuscola beneventana, la scrittura caratteristica dell’Italia meridionale medievale.
MeMo nasce proprio per colmare questa lacuna, con il sostegno della Regione Lazio e poi di una serie di finanziamenti del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Ministero della Cultura. L’obiettivo immediato è costruire una digital library scientifica: non una semplice galleria di immagini, ma una piattaforma in cui riproduzioni digitali di alta qualità si affiancano a descrizioni catalografiche rigorose e a metadati conformi agli standard internazionali. Dietro questo primo traguardo, però, si intravede un orizzonte più ampio: fare di MeMo il punto di raccolta virtuale dell’intera produzione libraria e documentaria benedettina e, in una prospettiva ancora più ambiziosa, estendere l’idea stessa di “memoria di Montecassino” ben oltre il Medioevo, fino all’età contemporanea.

Tecnologie avanzate per conservare e condividere
MeMo non si limita a riprodurre l’eredità scritta cassinese. La rende scientificamente accessibile e consultabile online e, per i manoscritti medievali, mira a ricostruire virtualmente una collezione libraria oggi sparsa in diverse biblioteche del mondo o ridotta letteralmente in frammenti. Il tutto grazie a un laboratorio di digitalizzazione installato direttamente dentro l’Abbazia di Montecassino: un primo finanziamento regionale ha permesso l’acquisto di uno scanner planetario professionale, capace di riprodurre ad alta risoluzione manoscritti, pergamene e libri antichi nel pieno rispetto delle esigenze conservative; i fondi Pnrr e la collaborazione con il progetto Magic (finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy) hanno poi consentito di avere temporaneamente a disposizione un secondo scanner per la digitalizzazione dei frammenti.
Immagini interoperabili e standard internazionali
Al contributo della Fondazione Rome Technopole si deve invece l’acquisizione di una fotocamera digitale per la riproduzione dei materiali più delicati. Le immagini prodotte sono rese interoperabili tramite il protocollo IIIF – che permette il dialogo con i grandi archivi digitali del mondo – e sono associate a schede catalografiche realizzate secondo gli standard internazionali più avanzati. Il risultato è un patrimonio accessibile, liberamente interrogabile e capace di generare nuova ricerca.

Un’esperienza di formazione tra pari
C’è poi un aspetto di MeMo forse meno appariscente, ma altrettanto prezioso: la capacità di formare persone. Dottorandi, assegnisti, giovani ricercatori, bibliotecari, conservatori e studenti apprendono sul campo, lavorando fianco a fianco con i docenti più esperti, raccordando i percorsi individuali di ricerca in un obiettivo condiviso e trasformando MeMo in una vera comunità di formazione fra pari. Intorno al progetto sono nati dapprima una Summer School internazionale, quindi un corso di alta formazione e infine un Master di II livello che richiama studenti e professionisti da tutta Italia. Il laboratorio, insomma, non produce solo ricerca: produce ricercatori.
Museo virtuale e intelligenza artificiale
Il futuro di MeMo guarda anche oltre la biblioteca digitale. MeMo-ViAM – il museo virtuale del libro in corso di realizzazione con il coordinamento di Ivana Bruno – prevede ricostruzioni tridimensionali, ambienti immersivi e soluzioni phygital capaci di far dialogare la visita reale all’Abbazia con contenuti digitali fruibili da dispositivi mobili e con un’attenzione dichiarata all’accessibilità: audiodescrizioni, lingua dei segni, percorsi facilitati.
Parallelamente sono in corso, grazie al progetto DOBiPS, coordinato da Roberta Casavecchia ed Emanuela Colombi, sperimentazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi automatica, la trascrizione e l’edizione di testi e paratesti medievali. Entrambi i progetti confermano che le discipline umanistiche non solo possono dialogare con le tecnologie più recenti, ma possono guidarne l’applicazione e promuovere soluzioni innovative.

Una rete internazionale di collaborazioni
LIBeR e MeMo non lavorano in isolamento. Le prestigiose collaborazioni costruite negli anni lo dimostrano chiaramente: la Biblioteca Apostolica Vaticana, il Cnrs francese, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico, la Direzione generale Digitalizzazione e comunicazione e l’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library, ma anche i principali progetti europei di digitalizzazione e creazione di banche dati, tra cui Biblissima+, e-codices, Fragmentarium e le iniziative in corso in ambito tedesco, come lo Handschriftenportal. Una rete che permette a studenti e giovani ricercatori di misurarsi, fin da subito, con metodologie condivise a livello europeo, agendo come un nodo di un sistema più ampio.
Conoscenza accessibile e circolare
Montecassino è, da sempre, un simbolo europeo di memoria, distruzione e rinascita. Con MeMo, quella memoria scritta torna a circolare: non più chiusa negli scaffali di una biblioteca, ma patrimonio accessibile, studiabile e fruibile a livelli e per pubblici diversi.
Custodire il passato, condividerlo nel presente, tramandarlo al futuro: è, in sintesi, l’ambizione del progetto.

Professoressa ordinaria di Paleografia, Dipartimento di Lettere e Filosofia
Rettrice Vicaria di Unicas
Nicola Tangari, professore ordinario di Biblioteconomia









