Le origini come presidio difensivo, la trasformazione in rocca borbonica e il lungo utilizzo come carcere militare. Poi l’incontro con l’Ateneo che avvia una nuova fase di valorizzazione e apertura al pubblico. Venerdì 17 le celebrazioni di questi meravigliosi trent’anni insieme
Unicas al Castello di Gaeta, trent’anni di rinascita fra memoria, inclusione e ricerca

Il Castello Angioino di Gaeta, splendidamente collocato sul promontorio della cittadina laziale, è uno scrigno di bellezza, storia e identità che conserva la memoria delle molte trasformazioni che ha conosciuto nei secoli: da presidio difensivo nell’alto medioevo a rocca borbonica, da carcere militare durante quasi tutto il ‘900 a luogo di cultura, ricerca e inclusione, com’è divenuto in anni più recenti. È nel 1995, infatti, che il Castello cambia radicalmente di significato, grazie all’incontro con l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, che ne abita e valorizza da allora gli ambienti. E proprio questo anniversario, a conclusione del trentennale, sarà celebrato venerdì 17 aprile, a partire dalle ore 10.00, con un evento (vedi qui ll programma) che segna e racconta questa metamorfosi.
Le origini del complesso
Ma qual è la storia di questo straordinario monumento? E in che modo Unicas ha cercato di interpretarne l’eredità ricollocandola in una visione contemporanea che coniughi tutela, conoscenza e apertura alla comunità? Cominciamo col dire che il Castello Angioino di Gaeta è parte di un sistema difensivo che include anche il Castello Aragonese. Le sue origini risalgono al VI-VII secolo, ma le attestazioni certe si riferiscono agli interventi voluti da Federico II di Svevia (1223-1227).
Ha subìto trasformazioni sotto le dinastie angioina e aragonese e, in età borbonica, è stato unificato in una rocca tra le più maestose del Regno delle Due Sicilie. Nel XIX secolo è diventato carcere militare, funzione mantenuta fino al 1990. Durante questo periodo ha ospitato prigionieri politici, obiettori di coscienza e criminali nazisti, tra cui Walter Reder e Herbert Kappler. La funzione di carcere ha precluso, dunque, per secoli l’accesso al pubblico.

Solo con la chiusura della struttura penitenziaria, avvenuta nel 1990, il Castello è stato finalmente restituito alla collettività.
L’incontro con Unicas
Ma la vera trasformazione inizia appunto nel 1995, quando Unicas ha ottenuto l’uso gratuito e perpetuo dal Demanio dello Stato della parte angioina del Castello, destinandolo a sede di iniziative universitarie e centro di ricerca scientifica. Il primo intervento di riqualificazione (2005-2007), finanziato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e preceduto da accurate indagini preliminari (carotaggi, videoendoscopie e analisi dei materiali), si è concentrato sulla sicurezza strutturale e sulla valorizzazione degli ambienti storici, con il restauro della Cappella San Teodoro e un primo recupero delle celle borboniche e piemontesi, consentendone l’apertura al pubblico. Sono state demolite strutture non originali, consolidati gli spazi principali e migliorata l’accessibilità con scale di sicurezza e ascensori.
Nuove funzioni e apertura al territorio
Un ulteriore passaggio si compie nel 2011, quando l’Ateneo ha proseguito la rifunzionalizzazione del Castello Angioino, attrezzando spazi per convegni, corsi di alta formazione ed eventi culturali, tra cui una sala da 130 posti inaugurata il 28 giugno 2011, regolamentata da un tariffario per ammortizzare i costi di gestione.
Parallelamente, sono state avviate numerose iniziative scientifiche, didattiche e culturali, sia organizzate direttamente dall’Ateneo che promosse sotto il suo patrocinio, accompagnate da un servizio di visite guidate realizzate grazie alla collaborazione con associazioni locali.
Strumenti digitali e inclusione
Nel 2020, il crescente interesse per il Castello Angioino, fino ad allora privo di strumenti informativi e digitali, ha portato all’avvio del sistema di comunicazione e accessibilità culturale Museo Facile, sviluppato dal Dipartimento di Lettere e Filosofia e già sperimentato in diversi musei. Un pannello, installato all’ingresso, introduce il percorso e, tramite Qr code, offre contenuti accessibili a tutti, inclusi utenti con disabilità visiva e uditiva, oltre a un tour virtuale degli spazi, compresi quelli non visitabili per motivi conservativi.

Public engagement e terza missione
È però dal 2021 che il Castello assume pienamente il ruolo di centro di riferimento per il public engagement, con una programmazione ricca e articolata che ha ottenuto ampio successo di pubblico e rilevanza mediatica. La gestione e valorizzazione del monumento sono diventate elementi chiave della terza missione universitaria, assumendo un ruolo di primo piano per la Delega del Rettore per la Diffusione della Cultura e della Conoscenza. Queste attività sono coordinate dall’ufficio Scire (Società e Cultura in Relazione), struttura di supporto alla Delega.
Da allora, le iniziative di public engagement si sono ampliate, consolidandosi in una programmazione annuale sempre più strutturata e partecipata, in sinergia con enti, istituzioni, associazioni e aziende locali. Un aspetto fondamentale è stato il coinvolgimento attivo del Comune di Gaeta, che ha avuto un ruolo non solo formale, ma si è concretizzato in una collaborazione basata sulla condivisione di valori e obiettivi comuni.
Due progetti per valorizzare il patrimonio
In questo scenario di crescente interesse per il Castello e di intensa progettualità, nel 2022 hanno preso vita due progetti di rilievo, entrambi finalizzati a valorizzare il ricco patrimonio culturale, materiale e immateriale, custodito nel monumento. L’obiettivo comune è trasformare il Castello in un luogo di cultura pienamente accessibile, promuovendo una maggiore consapevolezza civica e favorendo la diffusione della conoscenza tra i cittadini.
Oltre le barriere, per ampliare la fruizione
Il primo progetto, selezionato nell’ambito del bando del Ministero della Cultura (PNRR M1C3-3, Intervento 1.2) e finanziato nel 2023 dall’Unione Europea – NextGenerationEU, ha avuto come obiettivo la rimozione delle barriere architettoniche del Castello e la realizzazione di un sistema integrato di comunicazione e accessibilità culturale, volto a garantire una fruizione ampia e inclusiva.
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Fra tecnologia e narrazione
Attraverso un approccio interdisciplinare è stato ideato un nuovo percorso di visita, dinamico e interattivo, arricchito dall’impiego di tecnologie innovative. Il progetto, significativamente intitolato Castello di Gaeta. Oltre i confini, esprime la volontà di superare le barriere fisiche, sensoriali e culturali, affermando il Castello come spazio aperto, inclusivo e partecipativo, fondato sulla condivisione del patrimonio con la comunità.
Linguaggi visivi e accessibilità
Il concept grafico, ispirato al perimetro della fortezza, traduce la pianta del Castello in una sequenza di cinque punti che collegano idealmente i torrioni e ne restituiscono la sagoma, richiamando al contempo la scrittura Braille come segno di accessibilità e pluralità dei linguaggi. In coerenza con questa impostazione, il percorso museale si articola in una serie di ambienti significativi del complesso – dagli spazi di accoglienza alla Cappella di San Teodoro, dalle celle borboniche e piemontesi alle camerate – ciascuno concepito come tappa narrativa immersiva.

Fruizione inclusiva
L’intero itinerario integra lettura storica e architettonica con dispositivi sensoriali e multimediali, secondo un approccio multimodale alla mediazione culturale ispirato alle buone pratiche del Laboratorio Museo Facile di Unicas. Pannelli con testi semplificati e multilingue, contenuti in Braille e QR code per l’accesso a video in Lingua dei segni italiana e internazionale, modelli tattili e ad audiodescrizioni concorrono a costruire un’esperienza di visita realmente inclusiva e partecipata.
Public history e innovazione digitale
Il secondo progetto, Il Castello di Gaeta: tecnologie virtuali e nuovi linguaggi comunicativi di Public History, rappresenta uno dei casi studio di Unicas all’interno del Pnrr PE05 Changes (Cultural Heritage Active Innovation for the Next-Gen Sustainable Society), Spoke 4. L’iniziativa si inserisce nelle attività del Centro di Eccellenza del Distretto Tecnologico per i Beni e le Attività Culturali della Regione Lazio (DTC Lazio), di cui Unicas è fra i partner fondatori.
L’intervento ha avuto un duplice obiettivo: approfondire la conoscenza del Castello attraverso la raccolta e la digitalizzazione di fonti documentarie e iconografiche, e restituire alla comunità la memoria storica del monumento tramite il digital storytelling. L’uso di tecnologie avanzate come la fotogrammetria digitale, le tecniche Structure from Motion (SfM) e l’impiego di droni (Uav) ha permesso di mappare con estrema precisione la complessa struttura del Castello e il suo rapporto con il paesaggio circostante.

Due interventi che contribuiscono a valorizzare il patrimonio storico del Castello, offrendo alla comunità nuove modalità di fruizione e interpretazione del sito.
Delegata del Rettore per la Diffusione della Cultura e della Conoscenza – SCiRE











