Il fondatore di Slow Food si è spento ieri sera a Bra (Cn) all’età di 76 anni. Con Terra Madre e l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo ha contribuito a creare una nuova cultura del cibo più coerente con i bisogni degli ecosistemi e la dignità dei contadini. Un’eredità che spetta anche a noi trasmettere ai giovani
La lezione di Carlo Petrini per un’agricoltura sana e responsabile. Il nostro saluto a un grande innovatore

«Chi semina utopia, raccoglie realtà». Con questa frase il mondo di Slow Food ricorda il suo fondatore, Carlo Petrini, scomparso nella tarda serata di ieri all’età di 76 anni. Ma “Carlin”, come si faceva chiamare, non è stato soltanto l’ideatore di questa grande organizzazione che promuove un rinnovato rapporto fra cibo, ambiente e salute o di grandi eventi come il salone internazionale “Terra Madre Salone del Gusto” di Torino.
È stato soprattutto il fondatore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra, Cuneo): un polo scientifico e culturale che oggi accoglie migliaia di studenti da tutto il mondo.
Dall’Arca del Gusto alla tutela dei territori
Negli anni ’90, infatti, Petrini si rese conto dell’importanza di salvare dall’estinzione la biodiversità alimentare. Dapprima creò l’Arca del Gusto, un catalogo virtuale per censire varietà vegetali, razze animali e alimenti a rischio in tutto il mondo. Successivamente, con i Presìdi, questa mappatura si è trasformata in una vera e propria azione politica a beneficio dei piccoli produttori locali.
Da iniziativa puramente culturale, i Presìdi si sono distinti come una forma di imprenditorialità istituzionale, ovvero un’azione capace di ridefinire regole e attori per salvaguardare famiglie agricole, risorse naturali e territori rurali. Questa transizione culturale, per imporsi, necessitava di solide basi scientifiche e accademiche. Nasce così l’Ateneo di Pollenzo, fiore all’occhiello mondiale per la formazione di esperti del cibo e ambasciatori delle nicchie di qualità.
Una visione fondata sulle comunità locali
Proprio per questo, Carlo Petrini viene a ragione considerato il padre del movimento internazionale che ruota attorno ai sistemi locali del cibo. Da visionario, ha saputo proporre un’alternativa ai modelli globali di approvvigionamento alimentare, promuovendo una visione fondata sui circuiti territoriali di produzione e consumo. È la prospettiva della riconnessione, che riavvicina chi produce e chi consuma, in uno scambio non solo di merci, ma di storie, di saperi e di culture locali. È prossimità non geografica, ma organizzata dove logiche di appartenenza e di similitudine danno vita a comunità basate sul rispetto delle risorse naturali e delle persone.

Buono, pulito, giusto
Un cibo buono, pulito, giusto: queste tre parole sintetizzano in maniera efficace la sua narrazione. Il cibo buono non è solo espressione di qualità organolettiche, ma corrisponde alla cultura, alla consapevolezza, alla conoscenza. Questa consapevolezza porta alla responsabilità e all’atto, intrinsecamente politico, del consumo di cibo, in grado di spostare l’epicentro dell’innovazione verso paradigmi produttivi sempre più sostenibili.
Il cibo pulito è quello che offre esternalità positive, attraverso metodi colturali rispettosi dell’ambiente. Il cibo giusto, infine, compensa con un equo prezzo tutti gli attori, soprattutto i piccoli agricoltori, storicamente l’anello debole di una filiera agroalimentare in cui il potere contrattuale è sbilanciato a favore della grande distribuzione.
Agricoltura multifunzionale e crisi ecologica
I Presìdi di Slow food diventano così non semplici avamposti produttivi, ma custodi di cultura e di tutela dei territori. Le attività agricole vanno interpretate non in una mera logica produttivista, ma multifunzionale, intesa come l’insieme dei contributi sociali ed ecologici che l’agricoltura offre alla collettività. È un paradigma, quella della multifunzionalità, che spesso tende ad essere accantonato o ridimensionato, per poi tornare in auge ogni volta che i paradossi del modello dominante si fanno sentire in termini di cambiamento climatico, riduzione della biodiversità ed erosione del suolo.
Un messaggio che continua
È un’eredità importante, quella di Carlo Petrini. E noi, nel nostro ambito universitario, proveremo a trasferire ai nostri studenti il suo messaggio. Un messaggio di speranza verso una società più giusta, più sana, più responsabile.

E più rispettosa, anche attraverso le nostre scelte alimentari, dell’ambiente e del creato.
Presidente del Comitato di Ateneo per lo Sviluppo Sostenibile








