È disponibile online il saggio collettivo a cura di Cristina Pasqualini che indaga nelle radici culturali dei femminicidi. Fra dati, interviste e interventi multidisciplinari, un prezioso approfondimento per riscrivere in profondità la convivenza civile
“In nome di Giulia”, il libro che interroga la Generazione Zeta sulla violenza di genere
Il saggio collettivo In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Zeta (Vita e Pensiero, Milano, 2026) a cura di Cristina Pasqualini, docente di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano, si configura non solo come la cronaca di un evento tragico e delittuoso, vale a dire il femminicidio di Giulia Cecchettin avvenuto nel 2023 a Fossò (Ve), ma anche come l’analisi di una profonda frattura epistemologica che dimostra il fallimento del contratto sociale e stabilisce un vero e proprio punto di non ritorno.
Un nuovo umanesimo della fraternità
Come scrive nell’introduzione dell’ebook la criminologa Roberta Bruzzone, questo caso rappresenta infatti uno spartiacque sociologico, analogamente all’uccisione di George Floyd, poiché entrambi gli eventi hanno squarciato il velo della tolleranza innescando un movimento dei movimenti. Introduce inoltre il concetto di un Nuovo Umanesimo della fraternità, nel quale l’alleanza tra i generi costituisce la base per riscrivere in profondità la convivenza civile.
Dall’incontro accademico alla ricerca sociale
L’analisi sociologica che proponiamo trova la sua genesi accademica e la sua urgenza civile nell’incontro con l’autrice che si è tenuto lo scorso 13 maggio a Unicas durante il Festival dello Sviluppo Sostenibile. Il dibattito ha visto la partecipazione di diverse figure tra cui la curatrice del libro, i docenti Unicas Alessandra Sannella (Sociologia) e Marco Plutino (Diritto costituzionale), oltre alla sottoscritta.
Public Sociology e ricerca sul campo
L’impianto metodologico del volume incarna i principi della Public Sociology, trasformando il “Laboratorio di ricerca sociale” in un processo di conoscenza attiva. La ricerca si è articolata in due fasi: l’indagine quantitativa Ipsos condotta su un campione rappresentativo di 2.001 giovani tra i 18 e i 34 anni; e l’indagine qualitativa basata su 104 interviste semi-strutturate.
Gli studenti protagonisti del processo conoscitivo
È fondamentale sottolineare il ruolo dei 101 studenti-intervistatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che non sono stati solo esecutori, ma anche coautori e protagonisti attivi del processo conoscitivo, attraverso una conduzione empatica e non-direttiva. Il volume include una mappatura dell’attivismo maschile, citando realtà come Mica Macho!, Gnam e Il Cerchio degli Uomini, come testimonianze della volontà di una parte del mondo maschile di decostruire i codici della virilità tossica.
La violenza nelle micropratiche quotidiane
Il filosofo Bruno Mastroianni, nella parte II dedicata ai contributi multidisciplinari (La voce esperta), introduce la categoria della violenza vellutata, descrivendo una forma di discriminazione che si annida nelle micropratiche quotidiane, invisibili e normalizzate.
Questo concetto si lega ai dati che vedono la violenza psicologica percepita come la più pervasiva dal 54,6% del campione, capace di annientare la dignità del sé senza lasciare segni fisici. Il testo integra il vademecum della Fondazione Giulia Cecchettin, intitolato Non è amore se ti fa star male, distinguendo tra segnali di relazioni sane, come il rispetto dell’autonomia, e campanelli d’allarme tossici, come il controllo digitale e la gelosia possessiva.
La competenza affettiva e la manipolazione
Lo psicoterapeuta Alberto Pellai, sempre nella parte II, analizza la competenza affettiva a partire dalla lista dei 15 motivi per lasciare Filippo Turetta, interpretandola come una mappa concettuale della manipolazione e della mancata distinzione tra desiderio e possesso.
Il linguaggio sessista della musica trap
L’analisi dei linguaggi mediali curata da Lara Della Schiava (Parte I, “La voce della Generazione Zeta”) rivela poi un dato sociologico controintuitivo e allarmante sulla musica trap. Emerge infatti che i termini misogini e derogatori come “bitch” e “troia” sono più frequenti nei brani che narrano l’amore in chiave positiva rispetto a quelli negativi, portando a una pericolosa normalizzazione del linguaggio sessista per i giovanissimi che rischiano di assimilare la svalutazione della donna come parte dell’esperienza amorosa.
Monica Pasquino (Parte II) definisce dal canto suo l’educazione sessuo-affettiva come un’infrastruttura democratica necessaria, paragonando una base educativa solida alle reti fisiche indispensabili al funzionamento di una società civile.
I giovani tra cambiamento culturale e patriarcato
I dati statistici compresi nel volume evidenziano un’erosione degli stereotipi patriarcali: il 70,3% dei giovani è favorevole alla libertà di studio delle discipline Stem da parte delle ragazze e all’autodeterminazione, indicando un mutamento irreversibile dei paradigmi culturali. Nonostante questa evoluzione, la resilienza del patriarcato si manifesta nella percezione giovanile di una violenza in aumento e nella persistenza di strutture di potere asimmetriche.
Il dolore che si trasforma in impegno collettivo
L’opera si conclude ribadendo il valore della trasformazione del dolore individuale in un impegno interdisciplinare e collettivo capace di generare un movimento al quadrato. E il lascito ideale dell’intero volume viene affidato ai versi di Rupi Kaur: “Mi reggo in piedi sui sacrifici di milioni di donne prima di me pensando cosa posso fare per rendere più alta questa montagna in modo che le donne dopo di me vedano più lontano” (The sun and her flowers, 2018).
Per saperne di più
Il volume Pasqualini, C. (a cura di), In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della Generazione Zeta, Vita e Pensiero, 2026 è disponibile gratuitamente su www.vitaepensiero.it
Redazione Unicas+









