La voce delle donne e il filo perduto della memoria. A tu per tu con Fiorenza Taricone

Il docufilm di Alessandro Scillitani e Flavia Caporuscio, proiettato in occasione della Giornata internazionale della donna nell’Aula Magna di Unicas, racconta storie di donne fondamentali per l’emancipazione femminile ma quasi del tutto dimenticate. Ne abbiamo parlato con la docente da sempre in prima linea su questi temi

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Nella cornice della Giornata internazionale della donna, lo scorso 10 marzo, l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale ha organizzato in Aula Magna la proiezione del docufilm Il Filo perduto: quando le donne non avevano voce: un’opera ideata da Flavia Caporuscio e diretta da Alessandro Scillitani, attraverso un complesso lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze sulle conquiste femminili.

Un’iniziativa che si inserisce nel più ampio impegno dell’Ateneo per le pari opportunità e il contrasto alla violenza di genere, attraverso il Comitato Unico di Garanzia (Cug) e i Centri Antiviolenza Unicas.

Ne parliamo con Fiorenza Taricone, Presidente onoraria del Cug Unicas e professoressa ordinaria di Pensiero politico e questione femminile, che ha fortemente voluto questa proiezione.

La scelta da parte del Cug di proiettare “Il Filo perduto ” non è stata solo un atto formale ma una decisione strategica e profondamente simbolica. Ci spiega il perché di questa proposta?

La Giornata internazionale della donna, che è insieme una celebrazione e un dovere della memoria, era l’occasione giusta per presentare non solo al Cug e agli studenti ma anche all’intera cittadinanza, un docufilm che ricostruisce in maniera magistrale una storia di gesti prima che di parole che ha riguardato le donne dell’Occidente, quindi un intreccio internazionale. Lo scopo era quello di ricordare a quelli che sanno e mostrare a coloro che nemmeno lo immaginano, quanto dolore, sacrifici e lotte sono stati necessari per ottenere una condizione di vita per le donne accettabile o comunque libera.

In che modo la visione di questa pellicola si inserisce nel progetto culturale che il Cug e i Centri Antiviolenza stanno portando avanti per restituire voce e dignità alla storia delle donne?

Ho avuto occasione di conoscere la genesi di questo lavoro quando mi hanno interpellato per alcune brevi interviste che compaiono nel docufilm e ho apprezzato fin dall’inizio la serietà del progetto portato avanti dal regista Alessandro Scillitani, che ha una vasta esperienza in materia, e da Flavia Caporuscio. Insieme hanno lavorato per quasi cinque anni e molto materiale è ancora inutilizzato. Il principale valore pedagogico, la ragione per cui è fortemente coerente con le finalità di Unicas su questi temi, sta proprio nel fatto che trasmette la storia e racconta l’impegno di donne fondamentali per l’emancipazione femminile che ancora oggi, nel terzo millennio, sono semi sconosciute.

Il docufilm si apre con la figura memorabile e vivente di una tessitrice sarda che fila il bisso. Qual è il significato profondo di questa pratica tradizionale?

Il bisso si ottiene dai filamenti delle conchiglie e dei mitili, ricavandone un tessuto che la protagonista di questa scena non vende. Il suo valore è appunto questo: non si vende, è fuori dal mercato delle merci, appartiene all’economia del dono. E poi le tante donne che intervengono avvicinano chi ascolta ai miti, alle leggende e anche alle falsificazioni che la cultura maschilista ha insegnato a donne e uomini. Nel film poi c’è un altro aspetto di particolare valore: parlano esponenti famose del femminismo dagli anni Settanta fino a giorni più vicini ai nostri, come la scrittrice Daria Maraini e Michela Murgia, di cui la testimonianza è stata raccolta poco prima della morte.

Il docufilm acquista perciò il significato di una testimonianza postuma.


Guarda il trailer del film

 

Roberta Vinciguerra

Responsabile comunicazione digitale Unicas

Filosofa di formazione, comunicatrice pubblica (Legge 4/2013) ed esperta in comunicazione e informazione digitale (IDCert). In qualità di responsabile della comunicazione digitale Unicas, coordina le attività social di ateneo (Social Media Manager) e la Web/Radio TV, cercando di trasformare la complessità accademica in contenuti accessibili, anche attraverso la redazione di documenti strategici (Piano Comunicazione di Ateneo). Si occupa inoltre di comunicazione istituzionale e scientifica (European Researchers' Night, progetti PNRR). Referente per la comunicazione in seno al Comitato di Ateneo per lo Sviluppo Sostenibile, è componente del task Communication dell'Alleanza europea EUt+, per quanto riguarda la gestione dei social, e del Comitato Unico di Garanzia di Ateneo. Di rilievo le attività svolte a sostegno della comunicazione e della cultura di Genere. È nel direttivo della Fondazione Italia Digitale, dove coordina il Tavolo Università per promuovere una cultura digitale condivisa. Autrice di contributi in materia di comunicazione digitale, in qualità di relatrice, partecipa ad eventi e seminari sullo tesso tema

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