Guerra, immagini e umanità. Un incontro a Unicas per ragionare sulla pace

Docenti di storia e arte contemporanea hanno guidato studenti di ogni dipartimento in una riflessione profonda sul conflitto, sulla narrazione visiva e sulla necessità di costruire un futuro fondato su valori condivisi di equità e fratellanza

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Un incontro di riflessione e approfondimento intorno ad uno dei nodi cruciali del nostro tempo. È quello che si è tenuto lo scorso 14 aprile a Unicas nell’edificio di Lettere e Filosofia insieme ai docenti Costanza D’Elia (Storia contemporanea), Luca Riccardi (Storia delle Relazioni internazionali) e Luca Palermo (Storia dell’Arte Contemporanea). Ma l’evento, intitolato Dialoghi sulla guerra in Medio Oriente e promosso da Primavera studentesca, ha coinvolto in maniera trasversale studenti di ogni Dipartimento, intavolando un dialogo intorno alle ragioni della pace senza troppe distinzioni fra palco e platea, dove tutti sono stati protagonisti.

La guerra come immagine

A dare il via alla discussione è stata la professoressa Costanza D’Elia con un intervento dal titolo ricco di implicazioni, Vedere la guerra. Da qui è nata una riflessione quanto mai incisiva: la guerra come immagine, ovvero come costruzione mentale e visiva, più che come rappresentazione di ciò che davvero significa, nella sua radicale negazione della razionalità e della fratellanza. La docente è partita dall’analisi delle immagini diffuse dai media per poi spostare l’attenzione verso una nuova riflessione, intorno a come sia stata stravolta e ridimensionata l’idea di un occidente razionale e pacifista.

Quando i media orientano la percezione

Tutto ciò passa attraverso il materiale visivo che circola in questi mesi, influenzando chi non possiede la capacità di interpretarlo correttamente e di analizzare criticamente quanto viene comunicato. Un fenomeno ha trovato conferma nel pubblico presente in aula, tanto che diversi studenti hanno confermato come l’incertezza oggi prevalga nella loro visione su quanto accade e sulla concezione che tutti noi abbiamo del futuro, in aggiunta a quella già presente a causa degli aspetti economici mondiali.

Aspetti da rivelare

L’intervento del professor Luca Riccardi, dal titolo Situazione geopolitica attuale, non è stato da meno. Ha ripercorso, infatti, le tappe del conflitto israeliano-palestinese e ha illustrato diversi aspetti ignoti di una guerra che, non velatamente, sta diventando un massacro. Il docente non ha mancato di soffermarsi su che cosa è accaduto il 7 ottobre 2023 e sulle cause che hanno portato il gruppo terroristico di Hamas a compiere un atto tanto atroce. L’analisi della reazione israeliana si è concentrata sull’esposizione di dati allarmanti: il numero delle vittime, l’estensione delle distruzioni che hanno colpito Gaza, fino a delineare la tragica evoluzione del conflitto. E anche in questo scenario, sulla scorta delle domande e delle considerazioni emerse dagli studenti, Riccardi ha sottolineato come la narrazione visiva giochi un ruolo determinante nella percezione dei fatti vista la scarsa copertura giornalistica sul campo che restituisce un quadro incompleto della situazione, in particolare sotto il profilo umanitario.

Sguardi sul Medio Oriente

Il focus si è poi ampliato verso quanto sta accadendo in altre zone del Medio Oriente fra Iran, Yemen, Libano, Siria, con il timore che i focolai di guerra possano espandersi ulteriormente. Un aspetto che ha sollevato molte riflessioni da parte degli studenti, animate dalla forte preoccupazione delle nuove generazioni per quanto potrà accadere. Il fulcro dei commenti però è stato uno solo: la perdita di umanità che la guerra porta con sé, la necessità di opporsi a questa deriva.

Immaginare nonostante la guerra

Ha preso quindi la parola il professor Luca Palermo con un intervento intitolato Humanity is not a completed project – L’estetica del conflitto che ha posto l’accento su un aspetto troppo spesso sottovalutato: la guerra priva l’umanità d’immaginazione e di fantasia. Oltre ai costi di vite umane porta alla perdita d’identità dell’individuo o peggio ancora d’intere società. Chi conosce la guerra, soprattutto in giovane età, viene segnato in modo indelebile. «L’arte non risolve il problema della guerra, può però dar voce, raccontare e cercare di ricostruire una storia diversa da quella che raccontano i vincitori, una storia vera» ha ricordato il docente.

L’arte come forma di resistenza

Per questo ha proseguito illustrando come l’arte abbia spesso tentato di rappresentare un’alternativa con un vivo senso di opposizione alla guerra in ogni sua concezione. Basti pensare all’artista tedesco Hans Haacke che nel 1993, durante la 45esima edizione della Biennale di Venezia, ha completamente rivoluzionato il padiglione tedesco, facendo a pezzi una delle componenti architettoniche per colpire ciò che rimaneva del retaggio nazista.

Le opere di Sansour e Hatoum

Non sono mancati, nella relazione di Palermo, resto riferimenti all’immancabile Guernica di Picasso che per antonomasia rappresenta l’opera contro la guerra. Il professore ha parlato, inoltre, di due artiste mediorientali: vale a dire la palestinese Larissa Sansour e la libanese Mona Hatoum. Riguardo la prima sono stati proiettati due cortometraggi attraverso i quali l’artista ha cercato di rendere consapevole lo spettatore del fatto che il suo punto di vista della realtà è spesso corrotto da una prospettiva prettamente occidentale.

Per quanto concerne Mona Hatoum, invece, sono state mostrate diverse opere come Hot Spot o Map (Red), quest’ultima composta da centinaia di biglie che disegnano i confini dei continenti e si muovono al passaggio degli spettatori, restituendo l’idea di quanto i confini del globo siano labili e provvisori.

Valori da preservare

La rappresentazione forse più emblematica dell’incertezza che caratterizza il nostro tempo e che chiama ciascuno di noi a interrogarsi su come attraversala senza rinunciare ai propri valori.

Guerra, immagini e umanità. Un incontro a Unicas per ragionare sulla pace: un momento del seminario
“Dialoghi sulla guerra in Medio oriente”

E su come contribuire a costruire un futuro di pace ed equità, nel segno di quanto gli studenti hanno più volte ribadito durante l’intero incontro.

Umberto Calce

Studente Unicas

Umberto Calce (Piedimonte Matese, Caserta, 1997) è uno studente di Filologia Moderna. Laureato triennale in Lettere e Filosofia con una tesi su Luciano Bianciardi e il consumismo postbellico. Coltiva i suoi interessi in particolare nello studio del Neorealismo del secondo dopoguerra e lo studio più generale per la Letteratura Italiana.

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