“Diventare persone consapevoli. E realizzare la propria idea di futuro”. Il saluto del Rettore, Marco Dell’Isola, ai nuovi iscritti

Venerdì 16 ottobre con la “Festa delle matricole” inizia il percorso universitario per centinaia di giovani che hanno scelto Unicas. La visione del Rettore sull’esperienza che li attende 

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Unicas+, un giornale per una comunità che si trasforma, il Rettore Marco Dell'Isola insieme agli studenti

«L’università deve essere una vera e propria palestra di vita che aiuti ogni studente a realizzare i propri sogni». Parte da questa convinzione il messaggio che il professor Marco Dell’Isola, Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, rivolge ai nuovi iscritti che l’Ateneo attende venerdì 16 ottobre (ore 10.00), per l’ormai tradizionale “Festa delle matricole”. Un’occasione non solo per accogliere le ragazze e i ragazzi nei luoghi in cui vivranno un percorso tanto importante per la loro vita, ma anche per riflettere sul ruolo dell’università nella società contemporanea e sulle responsabilità che accompagnano la formazione delle nuove generazioni.

Il Rettore di Unicas, Marco Dell'Isola
Il Rettore di Unicas, Marco Dell’Isola

Rettore, che cosa significa per Unicas essere un’università a misura di studente?

Significa innanzitutto rifiutare l’idea che l’università possa essere ridotta a un semplice “esamificio”, un’istituzione concentrata esclusivamente sulla verifica delle competenze e sulla preparazione professionale. Naturalmente, acquisire conoscenze e capacità tecniche è indispensabile, ma non è sufficiente. L’università deve aiutare ogni studente a diventare una persona consapevole.

Questo richiede un cambiamento di prospettiva: non possiamo concepire il percorso accademico come un semplice accumulo di nozioni. Dobbiamo accompagnare ciascuno nella scoperta delle proprie inclinazioni, nello sviluppo delle capacità culturali, nell’educazione alla socialità e nell’acquisizione delle competenze necessarie per affrontare il mondo del lavoro. La formazione deve contribuire a far maturare la persona e il suo modo di stare al mondo.

Il primo passo di questo percorso è la conoscenza di sé. Quale ruolo svolge l’orientamento nella scelta universitaria?

Orientare significa aiutare gli studenti a comprendere chi sono e quale direzione desiderano dare al proprio futuro. Per questo consideriamo l’orientamento una delle nostre maggiori responsabilità. Durante l’anno scolastico 2025/26, il Cuori, il Centro Universitario per l’Orientamento, ha erogato nelle scuole 113 corsi, coinvolgendo 3.182 studenti. La scelta non dovrebbe limitarsi a confrontare i percorsi di studio disponibili o a individuare le materie nelle quali si ottengono i risultati migliori.

Occorre partire dagli interessi autentici, da ciò che suscita curiosità e coinvolgimento, e riconoscere i valori che orientano le decisioni personali. Per alcuni sono fondamentali la stabilità e la sicurezza lavorativa; per altri l’indipendenza, la creatività, l’innovazione o la possibilità di contribuire direttamente al benessere degli altri. È altrettanto importante distinguere i propri desideri dalle aspettative esterne, che possono arrivare dalla famiglia, dagli insegnanti o dalla convinzione che esistano lauree più importanti di altre. Conoscersi significa domandarsi se una scelta corrisponda davvero alle proprie aspirazioni e riconoscere anche il proprio modo di apprendere: più analitico, speculativo, creativo o relazionale.

Ragazzi di diverse provenienze durante la FEsta delle matricole di UNicas
La Festa delle matricole del 2023. Foto: Archivio Unicas

Una volta iniziato il percorso, gli studenti possono incontrare difficoltà, insuccessi e momenti di incertezza. Come può aiutarli l’università?

Dobbiamo anzitutto aiutare gli studenti a comprendere che un esame non superato, una bocciatura o un ritardo rispetto ai tempi previsti non sono sentenze sul valore della persona. Sono occasioni per capire che cosa non ha funzionato e per correggere il proprio percorso. Imparare a gestire la frustrazione senza lasciarsi definire da essa è una delle esperienze più formative che l’università possa offrire. Per questo è importante sviluppare la resilienza e imparare a considerare l’errore una componente fisiologica della crescita. In questa prospettiva si inserisce anche il lavoro del Cudir, il Centro Universitario per la Disabilità, l’Inclusione e la Ricerca, che sostiene gli studenti con disabilità temporanee o permanenti, disturbi specifici dell’apprendimento e bisogni educativi speciali.

Il Centro lavora per ridurre le barriere e favorire un’esperienza universitaria autonoma e partecipativa. Offre inoltre un servizio di counseling psicologico, utile per affrontare le difficoltà, gestire le energie e contenere l’ansia da prestazione. Il nostro obiettivo è fare in modo che ogni studente possa trovare il sostegno necessario per vivere pienamente la propria esperienza accademica.

Foto: Archivio Unicas

La formazione universitaria riguarda anche l’equilibrio personale. Come si concilia lo studio con il benessere e la coltivazione dei propri interessi?

Un percorso educativo integrale non può svilupparsi pienamente in una mente sottoposta a una pressione continua. Gestire le proprie energie significa non soltanto organizzare le ore di studio, ma anche proteggere il riposo, praticare attività fisica e coltivare le proprie passioni. Per questo Unicas offre opportunità che vanno oltre la didattica. Attraverso il Centro universitario sportivo (Cus) gli studenti possono dedicarsi allo sport; il Centro Editoriale di Ateneo (Cea) e il Sistema Bibliotecario di Ateneo promuovono la scrittura, la lettura e il rapporto con i libri; il Centro universitario teatrale (Cut) offre occasioni legate al teatro; il Coro di Ateneo permette di avvicinarsi alla musica e la delega “Società e Cultura In Relazione” (Scire) all’arte. Sono esperienze che contribuiscono al nutrimento della mente e alla crescita individuale. Vogliamo incoraggiare gli studenti a superare il perfezionismo tossico, riconoscendo che la qualità della formazione dipende anche dalla capacità di trovare un equilibrio tra impegno, benessere e interessi personali.

Dal 2024 l’Ateneo fa parte dell’Alleanza Europea EUt+. Quali opportunità offre questa dimensione internazionale?

L’alleanza EUt+ riunisce nove università con l’obiettivo di costruire un vero campus europeo, sviluppare programmi di studio integrati, condividere risorse e affrontare insieme le grandi sfide della transizione verde e digitale. È un’opportunità che amplia gli orizzonti della nostra comunità accademica e rafforza la dimensione internazionale dell’Ateneo. Attraverso il Cri, il Centro Rapporti Internazionali, sosteniamo la mobilità degli studenti, anche grazie ai finanziamenti Erasmus. Negli ultimi cinque anni abbiamo consentito a tutti gli studenti che avevano presentato domanda, e sono risultati idonei, di partire per un’esperienza di mobilità. Studiare all’estero significa uscire dalla propria zona di comfort, confrontarsi con culture differenti e mettere in discussione i pregiudizi.

È un’esperienza che sviluppa capacità di adattamento e autonomia difficili da acquisire soltanto attraverso lo studio teorico. Anche le competenze linguistiche sono fondamentali. Attraverso il Cla-C, il Centro linguistico di Ateneo, promuoviamo il multilinguismo: nell’ultimo anno sono stati erogati 27 corsi, formati circa duemila studenti e offerti gratuitamente tandem linguistici. Sono strumenti che aiutano a prepararsi a un contesto professionale e culturale sempre più internazionale.

Sessione plenaria della EUt+ Week a Unicas, settembre 2026
Sessione plenaria della EUt+ Week a Unicas, settembre 2026. Foto: Archivio Unicas

Lei insiste sul valore delle relazioni. Perché ritiene che l’università non possa essere concepita come un semplice servizio telematico?

Perché l’università è prima di tutto un ecosistema relazionale, fatto di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo. I saperi sono essenziali, ma acquistano pieno significato quando vengono condivisi, discussi e messi alla prova attraverso il confronto. Vivere l’università significa partecipare alle lezioni, dialogare con i docenti, chiedere e offrire aiuto, confrontarsi con studenti di altri corsi di laurea e prendere parte alla vita delle associazioni.

Significa anche porre domande scomode, collegare discipline apparentemente distanti e cercare applicazioni concrete dei concetti teorici. È attraverso queste esperienze che lo studio diventa un dialogo continuo e contribuisce a formare cittadini consapevoli e professionisti dotati di pensiero indipendente. Nessuna lezione frontale può sostituire completamente ciò che si impara attraverso l’ascolto, la mediazione, l’empatia e il lavoro di squadra.

In questo contesto, quale importanza assumono le associazioni studentesche e i nuovi strumenti di comunicazione dell’Ateneo?

Le associazioni studentesche sono luoghi nei quali si sperimenta concretamente la partecipazione. Le realtà “Primavera Studentesca” e “Guardiani University” sono state indicate dai valutatori dell’Anvur tra le esperienze più significative del panorama studentesco italiano. Partecipare alla vita associativa significa imparare a organizzare progetti complessi, lavorare in gruppo e prendersi cura del bene comune.  

Per amplificare la necessità di comunicare, sono stati recentemente creati il giornale digitale Unicas+, una web radio autogestita dagli studenti e una web TV utilizzata sia per la didattica, sia per la comunicazione dei grandi eventi, come quelli sportivi. Anche le infrastrutture informatiche dell’ateneo non sono concepite come sportelli amministrativi, bensì come veri e propri acceleratori della crescita. Ad esempio, il Casi (Centro di servizio per i Servizi Informatici) supporta un percorso di studi educativo e trasformativo, attraverso l’uso di software innovativi, l’intelligenza artificiale e la comunicazione sui social. La sfida consiste nel mettere l’innovazione al servizio delle persone, senza perdere la dimensione umana dell’esperienza universitaria.

Il passaggio dall’università al mondo del lavoro è un altro momento decisivo. Come può l’Ateneo aiutare gli studenti a costruire un percorso professionale coerente con le proprie aspirazioni?

È importante che gli studenti inizino a interrogarsi sul proprio futuro professionale ben prima della conclusione degli studi. L’ufficio Job Placement può aiutarli a comprendere come gli interessi teorici possano tradursi in attività concrete, attraverso tirocini, laboratori ed esperienze capaci di contribuire alla costruzione di una vocazione. Non dobbiamo puntare soltanto a un curriculum ben organizzato, ma favorire la maturazione di competenze e capacità che permettano ai giovani di affrontare situazioni reali.

Un esempio è Formula Student, che consente agli studenti di confrontarsi con dinamiche tipiche del mondo produttivo, sviluppando capacità imprenditoriali, collaborazione e ricerca di soluzioni innovative. Il rapporto con il lavoro deve quindi essere parte integrante del percorso formativo, aiutando ciascuno a individuare le proprie possibilità e a prepararsi a un contesto in continua evoluzione.

Rettore, quale messaggio desidera rivolgere alle matricole che si preparano a vivere questa esperienza?

Il mio augurio è che ciascuno possa vivere l’università come un’occasione per scoprire le proprie capacità, coltivare le proprie passioni e costruire relazioni significative. Vorrei che gli studenti non si limitassero a inseguire risultati immediati, ma imparassero a conoscersi, ad affrontare le difficoltà e a sviluppare un pensiero autonomo. Il sogno della nostra università è lo stesso di ogni genitore: non formarvi per trattenervi, ma darvi infinite possibilità di volo. Per questo il nostro augurio non è semplicemente “buon inizio”.

Un gruppo di studenti Unicas
Foto: Archivio Unicas

Piuttosto è un invito a intraprendere insieme un cammino che possa condurre ciascuno verso il proprio futuro: “Comincia con noi, arriva dove vuoi”.

 

Marco Fratoddi

Direttore responsabile

Marco Fratoddi, giornalista professionista e formatore, è direttore responsabile di Unicas+. Si occupa da molti anni di tematiche ambientali, sociali e culturali, insegna Scrittura giornalistica presso il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale

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